18 luglio, dopo la botta a calcetto, h. 21.19
oltre queste mura un vallo circolare, e poi torri e bastioni, elicotteri corazzati a presidiare lo spazio aereo, e il mio vocabolario troppo ristretto per descrivere, arginare o capire tutto questo. temo l'abbia creato.
14 luglio, notte, h. 4.27
chissà dei miei simboli frivoli in realtà cosa pensa, chissà cosa ha mai pensato, e di me ora cosa dice alle sue amiche. chissà cosa rimugina il giorno dopo, chissà se di me il giorno dopo gli vien voglia di rimuginare.
certo non son stato molto gentile stasera, e un pò mi dispiace.
12 luglio, mattina, h. 12.58

"Il buon senso è fra le cose del mondo quella più equamente distribuita, giacché ognuno pensa di esserne così ben dotato, che perfino quelli che sono più difficili da soddisfare riguardo a ogni altro bene non sogliono desiderarne più di quanto ne abbiano", diceva il buon Cartesio.
11 luglio, mattina, h.7.44
"Riesce a compiere una certa opera soltanto chi valga di più di questa opera", Cesare Pavese, diario, 16 agosto 1940. E' l'angoscia che si impone in forme rivelate.
6 luglio, orario improbabile, h. 6.46
mi risveglio da un sogno cosmologico e cosmonautico. psiche non deve conoscere il volto di amore, Marta , Federica e Martina ora chissà in quale letto giacciono ed in me vedo solo un gran groviglio.
5 luglio, mattina, h.14.20
non è per un cencio, non per quello soprattutto, quello è portato in Italia da Napoleone, e poi, lordato di uno scudo crociato, è il cencio della monarchia più ricottara tra le monarchie, è il cencio di Mussolini, del fascismo. è stato il cencio della liberazione ed ha perso lo scudo e la croce, ma troppo breve è quella stagione. poi quel cencio è ritornato il simbolo della repressione e del terrore, il cencio delle bombe sui treni e nelle piazze, ammantati là dentro i peggiori segreti di una nazione barocca e di una classe dirigente mafiosa.
non è per il cencio.
è per l'epica, per l'etica per il pathos, è per il fatto di popolo, è per la gente che si riversa nelle piazze, per i volti sudati che ritorno a salutare, per chi non ho mai conosciuto, per le persone che ieri sera ho amato, per quelle che avrei potuto amare, per l'abbraccio con Bellia, perchè di tutto questo viviamo e perchè di questo abbiam bisogno per vivere.
2 luglio, notte, h. 22.45
che io sia stato tutta la sera a guardare questo brutto film hollywoodiano sullo sport che supera tutte le barriere, un pò mi preoccupa, soprattutto per l'allenatore che si atteggia a Napoleone Bonaparte.
30 giugno, notte, h. 23.51
mi ricordo, aspettavo di essere interrogato, un tizio che diceva del calcio: "è nazionalpopolare". può darsi - allora pensai- che io non abbia capito cosa significhi nazionalpopolare, però è certo che della questione ora non mi interessa affatto.
28 giugno, mattina, h. 9.55
così: una detonazione,
un proiettile, una fuga, un arresto, un ultimatum. la storia personale incastonata nella storia generale. il novecento come un'annunciazione appare in una calda giornata di giugno, Gavrilo Princip, Francesco Ferdinando, quattordici milioni di morti ed il mondo che per trenta anni rischia di scomparire, ne esce stremato, sconvolto. polifonia wagneriana del progresso che celebra se stesso.
27 giugno, prima di cena, h. 19.04
un uomo solo, al sole di una lampada elettrica, mangia pane e pomodoro, il suo gatto immobile, e quell'oggetto inquietante che muove le pale bianche al massimo della sua velocità non serve a molto, gli ricorda un vecchio film di Francis Ford Coppola (musiche dei Doors). immagina un suo passato controfattuale, prende il telefono e compone un nuomero. ma è stanco, e allora riattacca: sogna.
nel frattempo, fuori, il vecchio paese riparte dal suo giovane patto sociale.